logo
Per Contattarci: redazione@maroneacolori.it
 Login
Nome utente:

Password:


Hai perso la password?

Registrati ora!

 Menu principale

 Link utili


Previsioni Meteo Marone

Centro Meteo Lombardo

Sito di BresciaMeteo dedicato alla situazione meteorologica della provincia

La Webcam dal Monte Guglielmo da www.meteopassione.com

Comuni-Italiani.it: città, province, regioni

Comune di Marone - sito ufficiale

Pregasso Insieme - sito ufficiale

Sapori e Sentieri - sito ufficiale

Sapori di Marone - sito ufficiale

Ferrovie Nord Milano - orari Brescia-Iseo_Edolo

Comunità Montana del Sebino Bresciano - sito ufficiale

Sito ufficiale della provincia di Brescia - Sportello Telematico Bresciano

Sito ufficiale della Regione Lombardia

Uniti per Marone - sito ufficiale

Vivere e crescere Marone - sito ufficiale

Lega Nord Marone - sito ufficiale

Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Marone

Club Alpino Italiano - Sezione di Marone

Rete Bibliotecaria Bresciana

ASL Brescia - Sito ufficiale

Guida Michelin - Itinerari, Mappe, Turismo, Alberghi e Ristoranti

Bonus Elettrico per le famiglie
 Link vari: ONLUS, Solidariet�, Aiuto
Emergency

Volontari del Sebino - ONLUS

SERMIG - Arsenale della Pace

Il blog di Romina

 Link vari: cultura, svago, informazione e... di tutto un po'
La pagina di Marone a colori su Facebook


Il sito ufficiale del Presepe di Marone


Il blog dedicato alla squadra di Basket Polisportiva Maronese G2L Automazione


Il sito ufficiale del L�nare Bress�


Giornale di Brescia on line


BresciaOggi on line


Corriere della Sera on line


La Repubblica on line


La Gazzetta dello Sport on line


 I siti Partner realizzati ed ospitati da Marone a Colori, oltre al link per il 150° anniversario Unità d'Italia
Link al sito dell'Archivio Predali fotografo - Progetto Anagrafe fotografica delle famiglie maronesi     
Omaggio al Maestro Giacomo Felappi: i suoi libri, le sue opere      In questa sezione sono disponibili tutte le nostre fotografie      Roberto Predali: i suoi libri     
Sito ufficiale della sezione AVIS Intercomunale Marone, Zone, Sale Marasino      Sito ufficiale ProLoco Centro Lago Sebino      Sito ufficiale della Protezione civile     
Indice del forum Marone a Colori
   Escursionismo
     Escursione al rifugio Bozzi per il recital di Marco Paolini
Registrati per inviare messaggi

Ad albero | I più nuovi prima Discussione precedente | Discussione successiva | In fondo
Autore Thread
ConteOliver
Inviato il: 12/8/2006 3:49
Webmaster
Joined: 15/3/2006
Da: Pregasso
Messaggi: 264
Escursione al rifugio Bozzi per il recital di Marco Paolini
Forse non è il forum più adatto per l'argomento che voglio trattare, ma, d'altronde, da qualche parte devo pure piazzarlo, no? In fondo, una delle domande che possono sorgere dall'evento di ieri potrebbe proprio essere questa: "L'escursionismo in alta montagna, deve rimanere fine a se stesso o può essere un mezzo per raggiungere un fine diverso?"

Ma non è questo l'argomento su cui voglio stimolare una discussione. Il vero soggetto è il recital di Marco Paolini.
Una breve premessa per chi non fosse informato:
ieri, 10 Agosto, Marco Paolini ha tenuto un suo recital al rifugio Bozzi (2478 mt.) alle 8 di mattina. Lo spettacolo si intitola semplicemente "Il Sergente" ed è tratto dal libro di Mario Rigoni Stern "Il sergente nella neve" che racconta la drammatica ritirata degli alpini dalla Russia.

La scelta del luogo e dell'ora ha dato, a mio avviso, un valore in più all'avvenimento: "la fatica della conquista", che ha avvicinato anche fisicamente gli spettatori, seppure molto lontanamente e con le dovute proporzioni, alla realtà vissuta dai protagonisti del racconto.
E' stato veramente consolante vedere oltre un migliaio di persone affrontare la fatica di una levataccia, di un lungo viaggio in macchina, un'ancora più lunga e faticosa salita ed una temperatura invernale (beh, non per tutti... c'era un pazzo in canottiera e pantaloncini!!!) pur di essere presenti.

Veniamo al recital...
mi ero abbastanza documentato su questo lavoro di Paolini, soprattutto perchè mi avevano meravigliato le numerose recensioni tutt'altro che positive, alcune addirittura al limite della stroncatura.
C'era chi lo criticava per non aver accennato nessun parallelo con le guerre odierne, chi, come lo stesso autore del libro, Rigoni Stern, di aver calcato nella parte comica, e chi, addirittura, di aver abbandonato il filone della "denuncia" (come in Vajont, in "I-TIGI" o per il Petrolchimico di Marghera) per limitarsi alla semplice "lettura" del libro.
Bene, dopo le due ore di spettacolo devo dire che sono pienamente d'accordo..... con Paolini.
Gli episodi raccontati, sono già più che sufficienti per far capire l'incredibile stupidità della guerra e sono già essi stessi un parallelo con le guerre di questi giorni.
Le battute comiche, in molti casi, invece che sdrammatizzare, accentuano la serietà del racconto. Ne sono esempi lampanti le battute relative al funzionamento delle armi, oppure alla conduzione "strategica" dei "Comandi Superiori", per non parlare poi dei pidocchi in padella che diventano bianchi, si gonfiano ed esplodono: i "Piöcc Corn"....
Per quanto riguarda, poi, l'accusa di essersi limitato a "raccontare" il libro, mi viene da pensare che un libro così NON DEVE essere interpretato! può solo essere raccontato, soprattutto in un posto simile, con le trincee del Montozzo a due passi e le montagne dell'Adamello a fare da sfondo.
Il resto l'ha fatto Paolini:
1942/1943. Russia. Sponda del Don. C'erano degli italiani lì. Molti di loro sono rimasti lì. Tanti. Molti inconsapevoli. Molti di noi siamo e siamo stati inconsapevoli di ciò che è successo lì. Ieri non mi ha regalato un esercizio di memoria ma la storia di ciò che è stato, raccontata con le parole di chi l'ha vissuta: non un colonnello, non un tenente ma un sergente, dei soldati, delle persone come noi che chissà per quale motivo si trovavano lì. Raramente la storia è raccontata da inconsapevoli, da chi le pallottole che "miagolano" le schiva o le prende diritte nel cranio.
(non vi preoccupate, non è che improvvisamente ho imparato a scrivere.... l'ultimo paragrafo l'ho trovato in un blog e l'ho copiato perchè dice esattamente quello che avrei voluto dire io, ma non sono capace di farlo)
Insomma, due ore intense, emozionanti, coinvolgenti (è impossibile dimenticare, ad esempio, la litania "Sergent Magiur" durante il racconto della battaglia di Nikolajewka) ed una recitazione insuperabile tali da giustificare i lunghi minuti di applausi (e vi posso assicurare che non erano fatti solo per scaldarsi le mani!!!) e con una chicca finale:
nel mio girovagare in cerca dei posti migliori dove scattare fotografie, mi sono trovato, alla fine dello spettacolo, proprio vicinissimo al palco ed ho assistito da vicino all'abbraccio tra Paolini ed un anziano Alpino, tanto anziano che credo possa essere addirittura un reduce dalla Russia. Ebbene, sono convinto che gli occhi lucidi di entrambi non fossero dovuti al vento gelido che soffiava imperterrito!!!

Ora basta, mi sono dilungato pure troppo... senza riuscire a raccontare quello che volevo e come lo volevo.
Aspetto altre testimonianze.

P.S. tutto lo spettacolo è stato ripreso da qualche televisione. (d'altronde era un'occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire)
Non so se verrà trasmesso in TV o se ne verrà invece tratto un DVD. In entrambi i casi, se vi capita, NON PERDETEVELO!!!!

Per saperne di più: www.marcopaolini.it

P.P.S
Un paio di mesi fa, gli Alpini di Marone ci hanno offerto uno spettacolo simile: stesso l'argomento, uguale il tipo di racconto, simili gli episodi. Era diverso soltanto l'attore: famoso e conosciuto Paolini, molto meno (almeno per il grande pubblico) il Bottini di "La notte che il Nulla inghiottì la terra".
Ebbene, dopo averli visti entrambi, devo dire che non mi rimane altro che confermare il giudizio lusinghiero su Bottini che non sfigura nemmeno nel confronto con un mostro sacro come Paolini.


----------------
Ama e ridi se amor risponde,
piangi forte se non ti sente,
dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior.

Faber......

ConteOliver
Inviato il: 12/8/2006 4:17
Webmaster
Joined: 15/3/2006
Da: Pregasso
Messaggi: 264
Re: Escursione al rifugio Bozzi per il recital di Marco Paolini
Uffa!!! che barba, direte voi, già qui a replicare....

Beh, avete ragione, ma ho appena trovato due articoli su BresciaOggi che spiegano tutto molto meglio di quanto abbia fatto io. Li riporto qui di seguito.

A proposito.... il vecchio Alpino a cui accennavo prima, è proprio un vero reduce e la strada per arrivare su e tornare indietro se l'è fatta tutta a piedi...



Da BresciaOggi del 11-8-2006
1° articolo


L’attore bellunese ha portato al rifugio Bozzi il testo tratto dal libro di Rigoni Stern. Lo spettacolo nell’ambito di «Passi nella neve»

Paolini, il «Sergente» commuove

Lo spettacolo alle otto di mattina. «Ho chiesto un piccolo sforzo agli spettatori»


di Eugenio Barboglio



Lui, Marco Paolini, del libro di Rigoni Stern ha tenuto il pathos, il senso della tragedia, e ci ha aggiunto il comico, la battuta fulminante. Il comico, che a Rigoni è la cosa che è piaciuta meno dello spettacolo che l’attore bellunese ha tratto dal suo libro più famoso. Ma da chi ha patito in prima persona le sofferenze della ritirata di Russia che sono il tema del «Sergente», ce lo si può aspettare.
Paolini ha ricordato anche queste perplessità dello scrittore al termine dello spettacolo che ha rappresentato ieri ai 2400 metri del rifugio Bozzi sopra Ponte di Legno, lo spettacolo tratto per l’appunto da «Il sergente nella neve», il long seller di Mario Rigoni Stern, e inserito nella rassegna «Passi nella neve - teatro, racconti, voci in Adamello». Ha anche raccontato dei primi insuccessi che questo testo ebbe all’indomani della stesura, e delle modifiche che lo hanno limato fino a fargli raggiungere la forma che ieri mattina è tanto piaciuta al migliaio di persone salite fin lassopra.
Paolini non è la prima volta che recita i suoi monologhi in mezzo ai monti. Lo fa talvolta sulle Dolomiti. Ma sono semplici letture, appunto, mentre nel caso del Sergente si è trattato di un vero e proprio spettacolo, con uno stage, con un’organizzazione dietro. Ma la scenografia che ha contato nel successo dell’evento e che lo ha fatto così straordinario, non è certo quella portata su con gli elicotteri il giorno prima. Di artificiale nella scena calcata dal performer veneto c’è poco: le assi di un palcoscenico, una sedia rossa che fungerà anche da zaino, un telo steso sulle assi, una sciarpa, un leggìo e un... aiutante, dominus dei rumori di fondo: arie alpine, lo scandire dei nomi dei compagni morti e dei colpi di fucile. Di più, molto di più, ha fatto lo sfondo bruno dei monti, il suggestivo retroscena della rappresentazione data all’aperto, molto presto, alle otto di mattina. È c’è una ragione, non il caso nella scelta di quell’ora, una strategia bisognerebbe dire. Paolini ha voluto che in qualche modo fosse una conquista questo spettacolo, una fatica, uno sforzo, come conquista, fatica e sforzo è la montagna. E i mille saliti al Bozzi come conforto, come risarcimento hanno trovato non i silenzi e la pace delle montagne, ma parole, quelle tragiche di Rigoni Stern dette e rivisitate da Paolini. Che le ha declamate con la consueta capacità affabulatoria, senza «recitare», senza far sembrare che lo stia facendo. Paolini anche ieri mattina - forse ancor di più ieri mattina che non era in un teatro, se non in quello naturale dell’Adamello, in mezzo a persone sedute in terra - è sembrato una volta di più non l’attore «consacrato» ma l’amico più bravo a raccontare, quello attorno al quale naturalmente si fa folla, quello che rapisce l’attenzione. E lo ha fatto per quasi due ore, riuscendo a non fare sentire il freddo, che pure un po’ c’era, a nessuno.
Intrecciando dialetto e italiano, lacrime e sorrisi, ha raccontato l’epopea dell’Armir, soldati italiani malearmati, senza «il pelo per fare gli invasori», ma che avrebbero voluto «andare a sciare con i russi sul ghiaccio del Don». Sorrisi, a partire da quel suo modo di pronunciare la parola Don, calcando da veneto - come farebbe per Benetton - l’accento sulla O. Un modo che lo fa sentire vicino a noi, come accade con i passaggi recitati nel nostro dialetto quando «entrano in scena» i tanti bresciani del libro. Ma c’è anche tanta fame, paura, freddo, soprattutto il freddo, e la speranza di ritornare «Ariverem a baita, sergente magiur?» è il tormentone dolente.



2° articolo
Partenza prima dell’alba da Pontedilegno. Due ore di cammino

Un reduce di ottantaquattro anni
con altri mille lungo il sentiero

Una lunga «S» disegnavano gli alpini italiani durante la ritirata in Russia. Una «S» disegna, assecondando il sentiero, anche «l’armata» degli afficionados di Marco Paolini che sale verso il rifugio Bozzi. Salgono in un migliaio per vedere l’attore bellunese che ha scelto di ambientare il suo Sergente nello scenario delle montagne bresciane, uno scenario non qualsiasi, ma fitto di segni che rimandano alla Grande guerra.
Lì sopra, attorno al rifugio, la montagna è punteggiata da fortificazioni, è un groviera di gallerie scavate a difesa del fronte del ’15-18. Due guerre che si congiungono simbolicamente. Il posto «parla», mentre esplicitamente non lo ha fatto Paolini che ha accostato le due tragedie collettive solo nella denuncia dell’insensatezza della guerra tout court che è il testo stesso del Sergente, e prima ancora le righe de «Il Sergente nella neve».
L’evento di ieri mattina ha avuto questo di straordinario: che il pubblico è stato protagonista non meno di Paolini. Lo è diventato affrontando le due ore di cammino che ci sono volute per salire al Bozzi. Una piccola sofferenza in nome dell’altra, rappresentata sul palcoscenico, degli alpini sterminati nella steppa.
Il serpentone ha cominciato a muoversi prima delll’alba, quando è ancora buio. Il fiume di quelli che sarebbero diventati pubblico, è all’inizio di montanari, nel senso di appassionati di montagna. I visi, l’andatura, l’abbigliamento non mentono. I punti da dove si parte sono diversi, ma la maggioranza prende le mosse da Case di Viso, località di piccole casupole di pietra (qualcuno ha scelto invece di scendere dal passo dei Contrabbandieri, forse qualche altro proviene da Pejo). Accanto sono state lasciate le auto che dall’alto del sentiero si vedranno mandare riflessi metallizzati di luce. Che il pellegrini sono numerosi lo si capisce cominciando a salire. La partenza è alla chetichella, ma dopo qualche passo ci si accorge che non si è mai soli. Ci si accorge di stare dentro ad un fiume appunto, che ha le anse e le svolte del sentiero. Ed è un fiume che ha i suoi affluenti, gli «scorciatoisti». Gli scorciatoisti sono quelli che preferiscono tagliare il sentiero. Di tanto in tanto spuntano dal crinale e magari per qualche decina di metri seguono il corso principale, poi tagliano di nuovo. Molte sono famiglie intere. Come ha detto qualcuno salendo, e come ripeterà anche Paolini dal palco, «non c’è quasi famiglia che non abbia qualcuno morto o congelato o salvo a stento in Russia». Ci sono tutti i nostri cognomi seppelliti dalla neve in Russia, ha detto l’attore.
Balzari è un nome che si è salvato. Tra quelli che salgono c’è anche il milanese Ugo Balzari, classe 1922, reduce del Don. A 84 anni si è fatto le due ore di salita (e la seguente discesa) come fosse un ragazzino. Paolini alla fine del suo spettacolo lo ha abbracciato, lui dirà che spesso ha pianto ascoltando l’attore.
I pellegrini di Paolini ogni tanto debbono fermarsi e accostare, per fare spazio alle Land Rover della protezione civile e del soccorso alpino, a quelle della polizia provinciale e della guardia forestale. Le auto gialle e i giubbini dello stesso colore fanno macchia e sono la prima cosa che colpisce quando sotto al Bozzi si alza la testa. Accanto al rifugio è stato allestito un tendone per il soccorso. Mentre il serpentone si sfarina atterra un elicottero dal quale scende fresco un onorevole leghista. A piedi è salito invece l’assessore alla Protezione civile della Provincia Corrado Scolari. Ieri chi è salito in montagna lo ha fatto davvero «con i piedi e con la testa». e.b.



----------------
Ama e ridi se amor risponde,
piangi forte se non ti sente,
dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior.

Faber......

Ad albero | I più nuovi prima Discussione precedente | Discussione successiva | Top

Registrati per inviare messaggi
 
 Immagini da Marone


 Cerca

Ricerca avanzata

 Calendario
Set 2019
LuMaMeGiVeSaDo
1
2
3
Vello: Festa di S. Eufemia: 13 - 14 - 15 settembre 2019Classifiche del 14° Sentiero degli Elfi
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
Corsi di Danza a Marone
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
Calendario Calendario  
Notizie Notizie  

 Sondaggi
Vedete di buon occhio una modifica globale alla grafica del sito?
Si
No
Queli parti del sito trovate più difficili da raggiungere e meno visibili?
Notizie
Forum
Immagini
Pillole da Marone
Calendario
Guida al sito
Chat
Giochi
Marone nel pallone
riuscite a vedere completamente le pagine orizzontalmente?
Si
No
Quali blocchi usate di più sulla home page?
Commenti recenti
Discussioni recenti
Discussioni più viste
Notizie Recenti
Notizie più lette
Ultimi eventi calendario inseriti
Prossimi eventi in calendario
Pillole da Marone: ultime pubblicazioni
Pillole da Marone: le più lette
Immagini da Marone
Cerca
Calendario
Nuove immagini
Link vari: ONLUS, Solidarietà, Aiuto
Link vari: cultura, svago, informazione e... di tutto un po'
Link utili
Utenti Online
Menu utente
Menu principale

 Nuove immagini

14/4/2016

14/4/2016

22/11/2013

22/11/2013

22/11/2013

4/11/2013

24/6/2013

24/6/2013

24/6/2013

24/6/2013

6/3/2013

27/2/2013

26/2/2013

25/2/2013

25/2/2013

 

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
:: FI Theme modifyed by Nicola Pezzotti